Quella che segue è la sintesi italiana di un saggio del 2025, a firma di Peter Sjöstedt-Hughes, filosofo della mente all’Università di Exeter (UK) e autore di varie pubblicazioni su questi temi – che ringraziamo per averci concesso l’autorizzazione alla traduzione. Il testo integrale italiano, curato da Bernardo Parrella, è disponibile in PDF (240KB), previo richiesta a <infoATmindmediaPUNTOit>. Buona occasione anche per effettuare una donazione a sostegno del nostro progetto indipendente. E grazie!
Il panteismo – Tutto è Dio – è la dottrina nascosta dietro molte esperienze di origine psichedelica riportate sia in letteratura che negli studi clinici. Eppure il suo significato è poco compreso nei campi clinico e terapeutico. Questo saggio cerca quindi di colmare questo deficit offrendo una nuova panoramica del panteismo attraverso l’esplorazione della sua etimologia e storia, i significati di pan/tutto e theos/Dio, prima di passare a una tipologia panteista che copre le due vere varietà, il panteismo monista e l’idealista, oltre a dottrine correlate che includono il panteismo fisicalista, Panteismo parziale, panenteismo e panpsichismo.
Numerosi recenti trial empirici suggeriscono che le esperienze mistiche indotte da sostanze psichedeliche possano fungere come meccanismo psicologico per migliorare la salute mentale nella terapia assistita dagli psichedelici. Gran parte di questi trial utilizzano questionari tratti dal libro di Walter Stace dove l’esperienza mistica viene spesso identificata, in ultima analisi, con l’esperienza del pantesimo (cioé Dio è la natura). Stace si ispirava a William James, il quale parla degli stati mistici panteistici che possono essere provocati da certe sostanze.
Secondo il filosofo Bertrand Russell: «Uno degli aspetti più convincenti dell’illuminazione mistica è l’apparente rivelazione dell’unicità di tutte le cose, che dà origine al panteismo in ambito religioso e al monismo in ambito filosofico». Albert Hofmann, scopritore dell’LSD, ribadisce l’equiparazione dell’esperienza mistica per eccellenza al panteismo, aprendo l’ultimo capitolo della sua autobiografia con un epigrafe che cita il panteismo di Goethe: «Che cosa può ottenere di più una persona nella vita se non che Dio-natura le si riveli?». Aldous Huxley descrive la sua esperienza con la mescalina in in termini di una “Mind-at-Large” panteistica, riprendendo in particolare Bergson e il Vedanta. E Benny Shanon definisce l’esperienza dell’ayahuasca essenzialmente come «un monismo idealista con sfumature panteistiche».
La terapia assistita da sostanze psichedeliche potrebbe trarre beneficio dall’integrazione della metafisica nel proprio repertorio come strumento aggiuntivo e facoltativo, poiché solo la metafisica è in grado di dare un senso alle esperienze metafisiche. Qui ci concentriamo su una di queste posizioni metafisiche, il panteismo, nella sua forma intellettuale piuttosto che esperienziale [1], posizione metafisica che sembra essere centrale – sebbene non esclusiva – in numerosi stati di coscienza alterati e proficui.
Il panteismo si colloca a metà strada tra la fede e la filosofia. Si può seguire la logica proposta oppure vivere un’esperienza unitaria, che si tratti di una semplice e dolce sensazione di connessione con la natura o di un’ondata travolgente e onnipotente in cui ci sembra far parte integrale dell’unità cosmica. Tali esperienze possono essere indotte dalle sostanze psichedeliche, da una passeggiata nei boschi, dall’atto di contemplare il cielo stellato o da tante altre situazioni. Per dare un senso a queste esperienze, possiamo attingere alla ricchezza offertaci dalla filosofia – qui ho cercato di fornire una panoramica dei quadri concettuali del panteismo e delle posizioni associate che possono fungere da mappa iniziale per questo terreno cosmico.
In questo saggio se ne dettagliano due principali varianti: il panteismo monista e il panteismo idealista. Quest’ultimo considera il Tutto come mentale, mentre il primo lo considera mentale ma anche più profondo del mentale. Entrambi ritengono che il cosmo possieda una sorta di mente universale, dando così senso al suffisso -teismo e conferendo un significato distintivo al termine “panteismo”. Spinoza rappresenta l’epitome del panteismo in Occidente, con Hegel a fornire ulteriore ispirazione. Eppure la dottrina è più antica di tutto ciò, e certamente ben più antica dei “tre impostori” abramitici.46 Ho sostenuto che il panteismo viene talvolta frainteso come panteismo fisicalista (che in realtà è panfilismo), a sua volta distinto dal panteismo parziale e da una concezione coerente del panenteismo, e che il panteismo è correlato al panpsichismo, pur essendone distinto. Questa è una categorizzazione di ampio respiro del panteismo e sue similitudini– esistono infinite sfumature da esaminare, e un numero infinito di esperienze infinite da esplorare da parte di Uno e Tutto.
Questa è la sintesi di un saggio del 2025, inedito in italiano, di Peter Sjöstedt-Hughes, filosofo della mente all’Università di Exeter (UK) e autore di varie pubblicazioni su questi temi. Il testo integrale è disponibile in PDF (240KB), previo richiesta a <infoATmindmediaPUNTOit>. Buona occasione anche per effettuare una donazione a sostegno del nostro progetto indipendente. E grazie!
