Ecco la newsletter di giugno 2026:
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INDICE
- Il silenzio può insegnarci qualcosa sulla coscienza?
- 40 casi di avvelenamento da funghi Amanita in California
- Evento SIMEPSI a Frascati (11/7): Ritualità psichedeliche
- Il fattoide del 5-MeO-DMT come “medicina ancestrale”
- La vita acquista maggior significato dopo una NDE
- Più maturo l’approccio europeo alla psichedelia?
- Psilocibina sintetica vs. fungo completo per la ricerca odierna
- Il ruolo dei tratti della personalità nell’esperienza psichedelica
- Effetti benefici della “coscienza disconnessa” sotto anestesia
- Arte + alchimia + attivismo = Artistry Laboratory Glass Project
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Il silenzio può insegnarci qualcosa sulla coscienza?
È questa la domanda al centro di un evento, tenutosi a fine giugno a Gran Canaria (Isole Canarie, Spagna), che ha riunito esperti di meditazione, filosofi, neuroscienziati, psicologi e divulgatori scientifici. La Seconda Conferenza annuale su spiritualità e neuroscienze, è stata dedicata proprio a «Pace e Silenzio», questione nient’affatto solo “spirituale” e sempre più attuale a fronte del “rumore” di vario tipo che ci circonda ovunque. Il tema interessa ormai un numero crescente di ricercatori, impegnati a esplorare le relazioni tra pratiche contemplative, stati non ordinari di coscienza e benessere psicologico. E va trovando conferma l’ipotesi che certe pratiche contemplative e gli stati indotti dagli psichedelici condividano alcuni meccanismi d’azione nel riprogrammare e rallentare l’attività cerebrale. Tematiche di ampio respiro animano una serie crescente di simili convegni internazionali al crocevia tra spiritualità, neuroscienze e salute mentale dove si alternano relazioni scientifiche, concerti ed esperienze dal vivo, tavole rotonde aperte al pubblico e networking informale.
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40 casi di avvelenamento da funghi Amanita in California
Un rapporto diffuso a fine maggio dal Centers for Disease Control and Prevention descrive quasi quaranta casi di avvelenamento da funghi del genere Amanita verificatisi nella California settentrionale tra il novembre 2025 e il marzo 2026. Le intossicazioni hanno reso necessari tre trapianti di fegato e hanno provocato quattro decessi. «Si tratta del più vasto focolaio di epatotossicità associata all’ingestione di funghi mai registrato nella storia della California», si legge nel documento. Sembra improbabile che i cercatori di funghi confondano la sempre più popolare Amanita muscaria, dal caratteristico cappello rosso con verruche bianche e contenente composti psicoattivi quali muscimolo e acido ibotenico, con le specie tossiche A. phalloides e A. ocreata, entrambe bianche. I pazienti coinvolti nel focolaio di avvelenamenti parlavano spagnolo, ucraino, russo, cinese e altri idiomi sud-americani, suggerendo che quei funghi somigliavano a specie commestibili presenti nei loro Paesi d’origine.
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Evento SIMEPSI a Frascati (11/7): Ritualità psichedeliche
Sabato 11 luglio, presso il Museo Tuscolano alle Scuderie Aldobrandini di Frascati (RM), SIMEPSI (Società Italiana MEdicina PSIchedelica) propone un seminario pubblico dedicato al rapporto tra ritualità, stati modificati di coscienza, scienza, cultura e clinica. Una giornata di confronto multidisciplinare che attraverserà tre assi principali: Cerimonie psichedeliche, Neurofisiologia del rito, Terapie proibite. Fra i vari interventi previsti, Nicola De Pisapia (Università di Trento) parlerà di rito, embodiment e costruzione neurocognitiva dell’esperienza: come la mente trasforma un vissuto in un mondo reale. Il giorno precedente si terrà un convegno, riservato a professioni sanitari e platea universitaria, sul tema “Terapia assistita dagli psichedelici”.
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Il fattoide del 5-MeO-DMT come “medicina ancestrale”
La fama conquistata recentemente dal 5-MeO-DMT, spacciato come “antica medicina del rospo” tramandata da tradizioni di lunga data, sembra sia un caso di “ancestralità fabbricata”, ovvero l’ennesimo fattoide della psichedelia moderna. Lo sostiene un team di ricercatori USA secondo i quali esistono usi documentati fin dal XV secolo di uso di 5-MeO-DMT derivato da piante come Anadenanthera peregrina (yopo) tra le comunità indigene dei Caraibi e del Sud America. Mancano tuttavia prove storiche dell’impiego della sostanza ricavata dai rospi e tale narrativa sarebbe stata costruita artificialmente per conferirle una legittimità culturale, anche in funzione della sua commercializzazione. Senza dimenticare che il recente incremento della domanda di 5-MeO-DMT di origine animale sta esercitando forte pressione su una specie di rospo già vulnerabile – fino a diventare un abuso in nome della presunta spiritualità o terapia.
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La vita acquista maggior significato dopo una NDE
Un documentario realizzato da Makai Elías Calles per Epoch Times, intitolato Final Hours, riporta una serie di interviste a persone che hanno vissuto un’esperienza di morte clinica e sono tornate in vita, note come near death experiences (NDE). Il film cerca soprattutto di capire cosa avessero riportato con sé da quell’esperienza. Ne è emerso in modo pressoché unanime e costante un aumento della compassione, un significato della vita più profondo e una diminuzione della paura della morte. Risultato analogo a quello del più ampio studio mai realizzato sugli effetti a lungo termine delle NDE: nel 2024 un team di ricercatori statunitensi ha messo a confronto 834 persone che avevano vissuto una NDE con un gruppo di controllo composto da 42 individui che erano andati vicini alla morte senza però riferire un’esperienza di quel tipo. Il messaggio di fondo che accomuna culture e società di ogni parte del mondo.
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Più maturo l’approccio europeo alla psichedelia?
La newsletter The Microdose offre un ampio resoconto in due parti sulla Interdisciplinary Conference on Psychedelic Research (ICPR) svoltasi nei pressi di Amsterdam a inizio giugno. Ne emerge che in Europa l’intero movimento legato al cosiddetto “rinascimento psichedelico’ sembra sia stato affrontato con una certa cautela e moderazione rispetto alla controparte americana. Citando Joost Breeksema, direttore esecutivo della fondazione OPEN, nel discorso inaugurale dell’evento: «Mentre negli Stati Uniti gran parte del dibattito sia guidata da pressioni finanziarie, instabilità politica, opportunismo, aziende farmaceutiche, grandi capitali, celebrità, influencer ed esperti tech in cerca dell’immortalità, la nostra visione più sobria assomiglia piuttosto a un segno di maturità». Un approccio non troppo ottimista né troppo pessimista, ribadendo la necessità di continuare a beneficiare dell’interdisciplinarità e dell’afflusso di nuove idee, evitando limiti (e le lusinghe) che emergono nello sviluppo di un nuovo campo di ricerca, e che possono finire per isolarlo e renderlo autoreferenziale.
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Psilocibina sintetica vs. fungo completo per la ricerca odierna
Secondo un’analisi teorica condotto presso l’Institut de Recerca Sant Joan de Déu di Barcellona, è rischioso limitare la ricerca pre-clinica odierna alla sola affidarsi unicamente alla psilocibina pura, sintetizzata in laboratorio, brevettabile e dosabile al milligrammo, rispetto alle varietà fungine di Psilocybe cubensis. Scegliendo la molecola si trascura l’uso culturale e tradizionale del fungo intero tanto quanto le sue proprietà farmacologiche ben più ampie. Inoltre, l’impiego di estratti integrali del fungo potrebbe favorire modelli terapeutici più accessibili, più equi e meno costosi per il sistema sanitario pubblico, in contrasto con le costose formulazioni di psilocibina sintetica. I ricercatori spagnoli sostengono quindi l’urgenza di approfondire la ricerca sulle terapie basate sull’intero fungo, affinché le decisioni nel campo della medicina psichedelica si fondino sull’insieme delle prove disponibili e non esclusivamente sulla fattibilità (e gli interessi economici) dell’industria farmaceutica.
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Il ruolo dei tratti della personalità nell’esperienza psichedelica
L’ampia gamma di distorsioni percettive e allucinazioni indotte dagli psichedelici dipende anche da variabili extra-farmacologiche, tra cui i tratti della personalità, che restano ancora poco note. Per colmare questa lacuna, uno studio condotto presso l’Università di Otago, in Nuova Zelanda, ha esaminato la correlazione tra i punteggi relativi ai vari tratti della personalità e l’intensità delle diverse distorsioni percettive. Tramite un questionario online sono stati valutati i cinque maggiori tratti (nevroticismo, estroversione, apertura all’esperienza, piacere, coscienziosità) e venti diversi effetti percettivi, tra cui scie visive, la percezione degli oggetti come se “respirassero”, esperienze extracorporee, alterazioni del campo visivo, esperienze di altre dimensioni o mondi e la sinestesia, una forma di contaminazione tra i sensi. I dati raccolti, relativi a 426 soggetti volontari, sono ovviamente alquanti variabili ma, punto importante, suggeriscono l’utilità di una tale valutazione per prevedere le reazioni acute o negative agli psichedelici. E potrebbero aiutare operatori e psicoterapeuti a individuare gli approcci terapeutici più appropriati per ciascun paziente.
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Effetti benefici della “coscienza disconnessa” sotto anestesia
Un recente studio coordinato dalla Stanford University ha approfondito modalità ed effetti dell’attività onirica durante l’anestesia, confermandolo come fenomeno comune e dagli effetti benefici sulla salute mentale. Si tratterebbe di un protocollo applicabile con qualsiasi anestetico, pur se con la ketamina si ottengono reazioni strane, e i sogni somigliano più a quelli del sonno NREM (non-REM, o sonno a onde lente) che ai sogni tipici del normale sonno REM. In questo studio, il 93% dei pazienti ha riferito di aver vissuto un’esperienza onirica. Su circa 500 pazienti, nessuno ha mostrato alcuna consapevolezza dell’ambiente della sala operatoria: si trattava quindi di uno stato di “coscienza disconnessa”. Si sono ottenuti risultati sorprendenti, tra cui tre casi di remissione del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) o del disturbo acuto da stress associati alle esperienze oniriche. Sembra cioè possibile trasformare un’esperienza chirurgica potenzialmente traumatica in un evento terapeutico e benefico: un approccio che potrebbe ridefinire il nostro modo di comprendere la coscienza durante le procedure mediche.
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Arte + alchimia + attivismo = Artistry Laboratory Glass Project
Quest’originale collaborazione tra DanceSafe (che offre servizi di drug-checking e di riduzione del danno durante vari rave e festival in USA) e la Shulgin Foundation è al contempo una vendita di opere d’arte, una raccolta fondi e un’iniziativa di conservazione del patrimonio culturale. Per i collezionisti di arte psichedelica c’è la rara opportunità di acquisire dei reperti scientifici provenienti direttamente dal laboratorio di Sasha Shulgin (1925-2014) e trasformati in opere artistiche sui generis. Si tratta di ampolle e altri strumenti in vetro che hanno contribuito alla nascita dell’MDMA, del 2C-B e di innumerevoli altri composti psicotropi, divenuti pezzi unici grazie all’impegno di artigiani e artisti specializzati, accomunati dalla passione per le scoperte di Sasha Shulgin. La vendita online della prima serie di pezzi è partita il 17 giugno, quello che sarebbe stato il 101.mo compleanno di Sasha, seguita nei prossimi mesi dal lancio di altre due serie esclusive. L’intero ricavato sarà suddiviso in parti uguali tra la Shulgin Foundation e DanceSafe per finanziare programmi volti a promuovere la ricerca scientifica, l’educazione e la salute pubblica.

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