Verso metà agosto del 1951, la cittadina francese di Pont-Saint-Esprit, sulle rive del Rodano, fu colpita da uno degli episodi di intossicazione collettiva più enigmatici del Novecento. Nel giro di pochi giorni centinaia di persone manifestarono nausea, vomito, dolori addominali, disturbi neurologici e, nei casi più gravi, deliri e allucinazioni terrificanti.
Le cronache raccontarono di persone convinte di essere avvolte dalle fiamme o assalite da serpenti, tentativi di defenestrazione, crisi violente e ricoveri psichiatrici. Le ricostruzioni più citate parlano di circa 250-300 persone colpite, oltre trenta ricoverate e almeno cinque morti, anche se il bilancio varia secondo le fonti.
Un elemento apparve subito evidente: il denominatore comune era il pane. La maggior parte degli intossicati aveva consumato quello prodotto dalla panetteria di Roch Briand. Più difficile era stabilire che cosa ci fosse in quel pane. La prima spiegazione scientifica a imporsi fu l’ergotismo, il cosiddetto Fuoco di Sant’Antonio, provocato dalla contaminazione dei cereali da parte della Claviceps purpurea, la segale cornuta. L’ipotesi aveva una singolare risonanza storica: proprio studiando gli alcaloidi dell’ergot, nel 1938 il chimico svizzero Albert Hofmann (1906-2008) aveva sintetizzato nei laboratori Sandoz di Basilea la dietilammide dell’acido lisergico, l’LSD-25.
Un rapporto medico pubblicato poche settimane dopo sul British Medical Journal interpretò il caso come una forma acuta di ergotismo. La diagnosi entrò rapidamente nella stampa e nell’immaginario collettivo. Pont-Saint-Esprit divenne la città del pain maudit, il pane maledetto. Tuttavia la spiegazione non resse completamente alle indagini successive.
La componente delirante e allucinatoria fu particolarmente vistosa, ma si accompagnò a un quadro tossicologico complesso, con importanti sintomi gastrointestinali, neurologici e vegetativi. Proprio questa combinazione rende ancora oggi difficile identificare una sostanza capace di spiegare l’intero episodio.
Esiste inoltre un elemento meno conosciuto, ma fondamentale. Nelle settimane precedenti, diversi centri riforniti dalla medesima filiera avevano segnalato pane di qualità anomala e casi di malessere, prevalentemente gastrointestinali. Numerose proteste riguardavano farine provenienti dal mulino di Maurice Maillet. I sintomi non erano perfettamente sovrapponibili alle drammatiche crisi osservate a Pont-Saint-Esprit, ma indicavano l’esistenza di problemi precedenti all’esplosione dell’epidemia.
Nel corso delle indagini furono prese in considerazione numerose possibilità: pesticidi organomercuriali utilizzati per il trattamento dei cereali, contaminazioni avvenute durante il trasporto, micotossine e sostanze impiegate illegalmente nella lavorazione della farina, tra cui il tricloruro d’azoto, conosciuto anche come agene.
Nessuna di queste ipotesi fu dimostrata in modo conclusivo.
È in questo spazio di incertezza che si colloca il lavoro dello storico americano Steven L. Kaplan, professore alla Cornell University e tra i maggiori studiosi della storia del pane e dell’alimentazione francese. Kaplan ha dedicato oltre trent’anni alla ricostruzione della vicenda. Il risultato è il libro Le pain maudit. Retour sur la France des années oubliées, 1945-1958, pubblicato da Fayard nel 2008 e ancora oggi la più estesa indagine storica sul caso.
Dopo avere esaminato archivi, documenti giudiziari, testimonianze e indagini sanitarie, Kaplan respinge l’ergotismo come spiegazione sufficiente e considera con attenzione la possibilità di una contaminazione chimica legata alla produzione o alla lavorazione della farina. Ma non arriva a identificare definitivamente la causa dell’intossicazione.

Nel frattempo, un’altra storia aveva cominciato a emergere dagli archivi americani. Ancor prima della Guerra Fredda, gli Stati Uniti svilupparono programmi segreti dedicati allo studio delle sostanze psicoattive, degli agenti incapacitanti e delle tecniche di interrogatorio e manipolazione del comportamento: prima BLUEBIRD e ARTICHOKE, poi, dal 1953, il famigerato MKULTRA.
Le successive inchieste parlamentari avviate fin dal 1966 – con ulteriori audizioni tenutesi recentemente alla Camera – hanno documentato un sistema di sperimentazioni che coinvolse università, ospedali, carceri, laboratori militari e istituti di ricerca. L’LSD venne somministrato anche a persone inconsapevoli, senza consenso e senza informazioni sui rischi. In questi anni, essendo stati declassificati numerosi documenti, la faccenda è stata ampiamente documentata in numerosi interventi e libri, fino a motivare svariate “ipotesi di complotto”, come abbiamo già segnalato.
Ed è qui che Basilea torna a proiettare la propria ombra sul Rodano. Nei primi anni Cinquanta la Sandoz rappresentava la principale fonte legale di LSD per la ricerca internazionale. L’azienda fornì la sostanza anche alla CIA e ad altri organismi governativi statunitensi interessati alle sue possibili applicazioni psichiatriche, militari e d’intelligence.
L’eventuale collegamento con Pont-Saint-Esprit è emerso successivamente grazie all’impegno del giornalista investigativo Hank Albarelli Jr., autore di un volume controverso ma documentato: A Terrible Mistake. The Murder of Frank Olson and the CIA’s Secret Cold War Experiments (2009). Dove si parte dalla morte di Frank Olson – esperto di guerra biologica che nel novembre del 1953 precipitò o venne spinto dalla finestra di un albergo di New York meno di due settimane dopo avere ricevuto, a sua insaputa, una dose di LSD durante un incontro con altri ricercatori legati ai programmi clandestini della CIA – per arrivare, appunto, a Pont-Saint-Esprit.
Tra documenti declassificati e materiali d’archivio, Albarelli individuò riferimenti alla cittadina francese, alla morte di Olson e a una misteriosa dicitura: SPAN. Citò inoltre un rapporto relativo a una conversazione con un rappresentante della Sandoz, secondo il quale l’ergot non avrebbe spiegato quanto accaduto. Da qui l’ipotesi dell’autore: Pont-Saint-Esprit sarebbe stata utilizzata come luogo di sperimentazione sul campo di un agente psicoattivo. Un primo tentativo di dispersione attraverso aerosol sarebbe fallito e la sostanza sarebbe stata successivamente introdotta nel pane.
La ricostruzione ebbe una vasta risonanza internazionale, ma fu duramente contestata da Kaplan. Secondo lo storico, la documentazione dimostrava al massimo che la CIA si era interessata al caso, un fatto non sorprendente considerando il contesto della Guerra Fredda e l’attenzione degli apparati americani per gli agenti chimici e psicoattivi.
Esiste inoltre un problema tossicologico. L’LSD spiega male il quadro clinico complessivo osservato a Pont-Saint-Esprit. I disturbi gastrointestinali, le manifestazioni neurologiche, le convulsioni e il decorso prolungato di alcuni casi non corrispondono agli effetti tipici della sostanza. Anche il termine “psichedelico”, spesso utilizzato per descrivere le allucinazioni degli abitanti, rischia di essere fuorviante. Molte esperienze riportate assomigliano maggiormente a un delirium tossico, caratterizzato da confusione, terrore, perdita dell’orientamento e allucinazioni incontrollabili.
Rimane infine la questione più delicata: qual era il livello di conoscenza della Sandoz rispetto agli utilizzi militari e clandestini dell’LSD negli Stati Uniti? Anche qui, in base alla documentazione disponibile, si resta nel campo delle ipotesi, considerato vieppiù quella fase storica assai complessa in cui si muovevano attori di ogni tipo. Un contesto dettagliato in un altro importante volume, Tripping on Utopia: Margaret Mead, the Cold War, and the Troubled Birth of Psychedelic Science (in uscita italiana come e-book in autunno).
Cosa sappiamo allora? Sappiamo che a Pont-Saint-Esprit centinaia di persone furono avvelenate attraverso il pane. Sappiamo che la spiegazione dell’ergotismo non riuscì a chiudere definitivamente il caso. Sappiamo che la CIA e gli apparati militari americani conducevano realmente programmi clandestini sulle sostanze psicoattive e che la Sandoz fornì loro LSD, così come a centri di ricerca, università e scienziati che volessero sperimentarlo.
Non sappiamo quale sostanza abbia realmente provocato l’intossicazione. E non sappiamo se l’interesse dell’intelligence americana per la vicenda sia stato quello di un osservatore o di un protagonista. Pont-Saint-Esprit rimane così in una zona difficile da esplorare, dove scienza e tencologia, industria farmaceutica e studi antropologici, intelligence e ricerca militare cominciavano a intersecarsi e moltiplicarsi.
La storia dell’LSD è attraversata fin dalle origini da questa ambivalenza. La stessa molecola che Hofmann considerava uno straordinario strumento di esplorazione della mente interessò quasi immediatamente psichiatri, servizi segreti ed eserciti. Mentre alcuni ne studiavano le possibilità terapeutiche e conoscitive, altri cercavano di comprenderne il potenziale come agente incapacitante, strumento di interrogatorio o mezzo per modificare il comportamento.
Pont-Saint-Esprit non è la storia di un complotto dimostrato. È la storia di un’intossicazione mai completamente spiegata, avvenuta proprio nel momento in cui una nuova sostanza capace di modificare profondamente la coscienza stava passando dai laboratori farmaceutici agli ospedali, dai servizi segreti agli apparati militari.
Tra Basilea e il Rodano rimane un’ombra. Dopo settantacinque anni, non sappiamo ancora con certezza chi — o che cosa — l’abbia proiettata.
Bibliografia minima
- Albarelli Jr., Hank. A Terrible Mistake. The Murder of Frank Olson and the CIA’s Secret Cold War Experiments. TrineDay, 2009.
- Breen, Benjamin. Tripping on Utopia: Margaret Mead, the Cold War, and the Troubled Birth of Psychedelic Science. Grand Central Publishing, 2024.
- Kaplan, S. L.. Le pain maudit. Retour sur la France des années oubliées, 1945-1958, Fayard, 2008.
- Gabbai, Lisle, Hall. Ergot Poisoning at Pont St. Esprit, British Medical Journal, 1951.
- U.S. Senate. Project MKULTRA, the CIA’s Program of Research in Behavioral Modification, 1977.
