La Fundación Lobeliana, gruppo di ricercatori e attivisti cileni dediti allo studio di sostanze psicoattive e della botanica, dell’antropologia e delle tradizioni indigene, è impegnata a salvaguardare la biblioteca e l’archivio personale di Jonathan Ott (1949–2025), etnofarmacologo, ricercatore e cruciale figura di riferimento in quest’ambito. Il progetto prende forma dall’incontro tra quest’ultimo e Benjamín Gelcich, fondatore della stessa Fondazione, avvenuto circa quattordici anni fa, nell’ambito di un progetto di ampio respiro finalizzato a creare un luogo in cui preservare i materiali di importanti ricercatori, evitando che vadano dispersi dopo la loro morte.
La Fundación Lobeliana nasce ufficialmente nel luglio 2022, prevedendo la creazione della Biblioteca Lobeliana a San Pedro de Atacama, nella Regione di Antofagasta, nei pressi del lago Tinquilco e del Parco nazionale Huerquehue, nel nord-est del Cile. La biblioteca di Jonathan Ott rappresenta il primo nucleo di una collezione destinata araccogliere oltre 8.000 volumi, insieme ai fondi di altri studiosi legati alla ricerca psichedelica. Quest’operazione si collega direttamente al II Simposio Psiconauta: “Navigación & Vanguardia”, in programma dal 9 al 15 novembre 2026 nella medesima sede e dedicato proprio a Jonathan Ott.
Nel maggio scorso, una squadra della fondazione si è recata a Xalapa, in Messico, dove viveva Ott, per recuperarne e organizzarne i materiali. Il lavoro si è rivelato complesso: occorre pulire, catalogare e digitalizzare migliaia di libri, affidandosi all’aiuto di volontari e alle risorse raccolte attraverso un’ampia rete di contatti. Tra i materiali catalogati finora vanno segnalati:
- 108 scatole contenenti libri, lettere e documenti.
- Migliaia di volumi dedicati all’etnofarmacologia, alla botanica e agli studi psichedelici.
- L’estesa corrispondenza con figure fondamentali della storia della ricerca psichedelica, tra cui Albert Hofmann, R. Gordon Wasson, Richard Evans Schultes,Christian Rätsch e Antonio Escohotado. Solo queste lettere rappresentano un archivio monumentale (spesso trenta centimetri) di etnofarmacologia e psiconautica contemporanee.
- Una mappa dettagliata della disposizione originaria della biblioteca, che potrebbe consentirne la ricostruzione fedele.
Al momento le 108 scatole si trovano ancora in Messico mentre è in corso la raccolta fondi per trasportarle in Cile. L’obiettivo finale è quello trasformare tale archivio nel nucleo di un centro internazionale dedicato alla ricerca psiconautica ed etnofarmacologica – inclusivo di: biblioteca specializzata; giardino botanico e serre climatizzate; fungario per lo studio e la conservazione dei funghi; laboratorio di fitochimica; struttura editoriale per tradurre, pubblicare e digitalizzare opere rare. Ciò in aggiunta a collaborazioni con ricercatori internazionali per realizzare copie degli archivi e distribuirle in diverse lingue e continenti. L’intento è rendere queste risorse accessibili e favorire la circolazione libera della conoscenza.

Ben più che semplici oggetti da collezione, questi documenti ci permettono di ricostruire le reti personali e intellettuali attraverso le quali gran parte della conoscenza sulle piante e sostanze psicoattive è circolata per decenni. In altri termini: e ssere uno psiconauta non significa semplicemente assumere una sostanza; significa, essenzialmente, esplorare e mappare attivamente stati di coscienza sconosciuti. Poiché la cultura occidentale ha in gran parte distrutto le conoscenze indigene sull’orientamento in questi stati, si è reso necessario tracciare una nuova cartografia, e Jonathan Ott è stato indubbiamente uno di questi maestri cartografi.
La scomparsa di uno studioso può comportare la perdita di un modo irripetibile di lavoro interdisciplinare, collegando cioè tra loro conoscenze e ambiti disparati. Il progetto punta perciò a evitare che l’eredità di Ott venga frammentata o confinata in archivi difficilmente accessibili. In tal modo si tiene aperta la possibilità di ricerca futura: rendere il suo lavoro disponibile alle nuove generazioni, promuovere un dialogo tra scienza e tradizioni culturali e continuare a esplorare gli stati di coscienza attraverso una prospettiva libera, critica e interdisciplinare. L’archivio diventa così non un deposito statico del passato, bensì uno spazio vivo di ricerca, di condivisione e trasmissione del sapere.
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