Sentire il Reale: quando l’evidenza precede la parola

Un mio intervento precedente, dal titolo Coscienza, Stati Altri e Filosofia, puntualizzava come gli Stati Altri di Coscienza non siano semplici anomalie, ma vere e proprie configurazioni strutturali della mente che interrogano le nostre categorie di realtà e identità. Per spingere la riflessione verso un orizzonte più ampio, è necessario affrontare un nodo epistemologico fondamentale, ovvero la natura della conoscenza che emerge quando il linguaggio ordinario viene meno e la struttura del pensiero si fa porosa.

In filosofia tendiamo abitualmente a privilegiare la conoscenza proposizionale, quel “sapere che” espresso in enunciati suscettibili di essere dichiarati veri o falsi. È una forma di sapere mediata, concettuale e facilmente trasmissibile attraverso il codice linguistico, che ci permette di catalogare il mondo in fatti isolati. Tuttavia, l’immersione in uno Stato Altro ci scaraventa in un territorio dominato dalla conoscenza non proposizionale. Questa non riguarda informazioni su qualcosa, ma l’esperienza diretta e immediata del cosa si prova a essere in un determinato stato, un sapere che non si possiede con l’intelletto ma che si abita con l’intera presenza. Si manifesta come una familiarità grezza con la sensazione pura, prima che intervenga la mannaia della categorizzazione verbale, e si traduce in un sapere trasformativo che modifica il nostro orientamento nel mondo in modo simile a come si impara a nuotare: non lo si spiega attraverso una serie di istruzioni, lo si incarna profondamente.

Non si può d’altronde parlare di questa frattura tra parola ed esperienza senza citare il celebre resoconto di Aldous Huxley (1894–1963) nel libro Le porte della percezione (1954). Descrivendo gli effetti della mescalina, lo scrittore inglese suggeriva che la funzione principale del cervello e del sistema nervoso sia eliminativa piuttosto che produttiva. Egli sosteneva che, per rendere possibile la sopravvivenza biologica, l’intelligenza libera debba essere fatta passare attraverso una valvola di riduzione, affinché ciò che ne esce dall’altra parte sia solo quel misero rigagnolo di coscienza utile a restare in vita e a operare nella quotidianità. In questa prospettiva, la nostra coscienza ordinaria è una specializzazione pragmatica e la conoscenza proposizionale è lo strumento di questo rigagnolo, necessario per etichettare e manipolare la realtà per scopi utilitaristici.

A. Huxley, Doors of Perception

Al contrario, gli Stati Altri spalancano le porte della percezione, permettendo alla coscienza di accedere a una forma di conoscenza olistica e non filtrata. In quegli istanti, l’individuo non apprende nuove nozioni da aggiungere a un archivio, ma sperimenta la totalità dell’oggetto percepito, finalmente liberato dalla necessità di essere considerato solo in quanto utile.

Spesso l’ineffabilità degli Stati Altri viene liquidata come una forma di vaghezza mistica o di confusione cognitiva. Al contrario, essa rappresenta il segno di un limite intrinseco del linguaggio umano. Se la realtà esperita in uno stato di meditazione profonda, in un’estasi psichedelica o in un momento di totale assorbimento è intrinsecamente non duale, ovvero priva della separazione netta tra chi osserva e l’oggetto osservato, il linguaggio fallirà sempre nel descriverla, poiché per sua natura richiede la distinzione tra un soggetto e un predicato.

La sfida per la filosofia contemporanea e per le scienze della mente non consiste nel tentativo di tradurre forzatamente l’ineffabile in proposizioni logiche, ma nel riconoscere la piena validità di questo sapere silenzioso. Si tratta di una conoscenza che non aggiunge dati quantitativi al nostro sistema, ma agisce sulla qualità dell’osservatore stesso, riorganizzando i pattern neurali e modificando i valori, le paure e il senso di partecipazione dell’essere umano al reale. Esplorare questi territori significa in ultima analisi accettare che la verità possa manifestarsi non solo come un discorso corretto e verificabile, ma come una presenza luminosa che precede e trascende ogni possibile parola.

–Aldo Bergese (collaboratore esterno)

Disclaimer: questo articolo è stato redatto con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. L’autore la utilizza come supporto per esprimersi liberamente, superando difficoltà legate a dislessia, discromatopsia e discalculia. Controllo e supervisione personale dell’autore e della redazione garantiscono l’accuratezza dei contenuti finali.

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