Le pioniere della terapia psichedelica

Nella cultura (medica) occidentale la storia degli psichedelici viene quasi sempre riferita e promossa da figure maschili, spesso ignorando il ruolo fondamentale svolto dalle donne nella nascita della psicoterapia coadiuvata dagli psichedelici. Durante gli anni ’50 e ’60, figure come Margot Cutner, Joyce Martin e Betty Eisner hanno somministrato l’LSD a migliaia di pazienti, introducendo innovazioni cruciali per il trattamento dei traumi. Queste professioniste hanno contribuito a definire concetti essenziali come il “set e setting” e l’importanza della presenza bilanciata di genere durante le sessioni terapeutiche. La loro metodologia metteva al centro la personalizzazione della cura e un coinvolgimento emotivo profondo, pur includendo forme di contatto fisico che oggi appaiono controverse. 

Importante in questo senso il lavoro di Zoë Dubus, storica presso l’Istituto Nazionale Francese di Salute e Ricerca Medica di Parigi, e animatrice del progetto Historienne des psychotropes. Grazie al suo impegno, stanno ottenendo il giusto riconoscimento nomi quali Margot Cutner (1905-1987), psicoanalista e filosofa che iniziò a praticare la terapia con l’LSD all’ospedale Powick nel Worcestershire (Regno Unito) negli anni ’50; Joyce Martin (1905-1969), psichiatra autorizzata a prescrivere psichedelici, sembra che abbia trattato tra i 1000 e i 3000 pazienti con l’LSD in un periodo di circa 15 anni, a volta insieme alla collega Pauline McCririck; Betty Eisner (1915-2004), a volte collaboratrice di Sidney Cohen a Los Angeles nella psicoterapia coadiuvata dall’LSD, e prima ad aver introdotto la necessità di avere sempre un uomo e una donna come terapeuti nelle sessioni psichedeliche.

Betty Eisner (1915-2004)
Betty Eisner (1915-2004) a Los Angeles

Fra l’altro queste donne specificavano che l’LSD non è adatto a tutti. I pazienti dovevano essere selezionati con molta attenzione, e all’epoca si trattava di un approccio molto innovativo, poiché medici erano soliti somministrare liberamente l’LSD (allora legale), senza esaminare il background del paziente. Furono loro a chiarire che solo certi soggetti possono trarne beneficio e, a loro avviso, era assolutamente fondamentale spiegare tutto chiaramente prima della seduta. Che cos’è questa sostanza? Perché viene utilizzata? Quali sono gli effetti attesi? Cosa potrebbe succedere e quali sono le regole? Come ci si deve comportare quando si è sotto l’effetto dell’LSD? Nelle loro cliniche, i pazienti potevano essere toccati se lo richiedevano esplicitamente , ma potevano anche toccare essi stessi il terapeuta (onde suggerire un forte affetto materno). Nel complesso si trattava di modalità rivoluzionarie per l’epoca, ma richiedevano l’applicazione di regole assai severe.

Quando queste sostanze vennero vietate nei Paesi occidentali, all’alba degli anni ’70, fu la scena underground a mantenere viva la conoscenza di alcuni dei metodi di Eisner, Martin, Cutner ed altri terapeuti. La grande maggioranza degli esperti che praticavano queste terapie illegalmente erano competenti, ben intenzionati e profondamente dediti ai loro pazienti. Purtroppo oggi, con il forte ritorno d’interesse per queste terapie, si assiste a una certa superficilità e a metodi potenzialmente pericolosi, inclusi alcuni casi di violenza o abuso sessuale sia nel circuito underground che sperimentazioni cliniche (fenomeno dannoso ma tutt’altro che nuovo già nel contesto della comune psicoterapia).

Come spiega la stessa Zoë Dubus, non è (stato) affatto facile reperire informazioni e dettagli per questo particolare progetto, visto l’ambito e il periodo storico. Fa parzialmente eccezione Betty Eisner, sia perché operava in periodi più recenti sia perché saltuaria collaboratrice del noto psichiatra Sidney Cohen (1910-1987), il quale prese a sperimentare con l’LSD nell’area di Los Angeles fin dai dalla metà degli anni ’50 con vari soggetti, tra cui Keith Ditman e Gerald Heard, sulla base della corrispondenza con lo psichiatra inglese Humphrey Osmond. Sembra anche che fosse stato lui a fornire l’LSD a Bill Wilson, già co-fondatore degli Alcolisti Anonimi nel 1935, e poi anche ad Aldous Huxley in punto di morte. Insieme ad altri ricercatori e intellettuali dell’epoca, Eisner e Cohen abbracciarono l’utopia del degli psichedelici come strumento per trasformare in meglio la società e presero parte attiva alla Macy conference dell’aprile 1959, primo convegno internazionale che riunì i ricercatori impegnati nell’uso dell’LSD in psicoterapia. In seguito Cohen decise che l’uso generalizzato dell’LSD fosse pericoloso, particolarmente in assenza di supervisione medica, ed ebbe accese discussioni con Timothy Leary, pur continuando a sostenerne l’utilità soprattutto per i malati terminali.

Alla figura di Betty Eisner è anche dedicato un capitolo dell’antologia Women and Psychedelics (Synergetic Press, 2024), dove si menziona anche l’epidosio tragico (e ignorato nella sua autobiografia inedita) della morte di uno dei suoi pazienti, deceduto dopo aver avuto una reazione fisica estrema a una seduta che prevedeva l’uso di Ritalin, bodywork e ‘blasting’ (una tecnica per liberare le emozioni attraverso l’urlo, simile alla terapia dell’urlo primario) mentre faceva un bagno minerale. Tragedia da cui emergono precise (ir)responsabilità della stessa Eisner e di certe sue modalità terapeutiche, ma che va vista nel contesto delle sperimentazioni dell’epoca e considerando che gli psichedelici, al pari di qualsiasi altra sostanza o droga, sono socialmente costituiti e modellati da persone e istituzioni per soddisfare determinati obiettivi, positivi ma pur sempre complessi e imprevedibili.

–Bernardo Parrella

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