Studio sul DMT endogeno nel cervello dei ratti adulti

Uno studio condotto da un team della Syddansk Universitet (Copenhagen) e dell’Ospedale universitario di Berna non ha rilevato la presenza naturale di DMT nel sistema serotoninergico del cervello dei ratti adulti. Ricerche precedenti avevano dimostrato che i mammiferi possiedono l’enzima indoliletilamina N-metiltransferasi (INMT), in grado di sintetizzare il DMT. Da qui era emersa l’ipotesi spesso discussa nella letteratura di settore, secondo cui il nostro corpo fosse in grado di produrre DMT per immagazzinarlo nei nervi che rilasciano serotonina e che la triptamina possa agire come co-trasmettitore della serotonina.

Ipotesi che invece non trova conferma nell’indagine del team danese-svizzero in cui, oltre a misurare i livelli di DMT in varie regioni cerebrali di ratti adulti, sono stati utilizzati metodi quantitativi altamente sensibili, progettati per rilevare anche tracce minime del composto.  I risultati mostrano infatti che il DMT esogeno entra rapidamente nel cervello ma viene eliminato in tempi relativamente brevi, e che il blocco dei trasportatori serotoninergici non modifica significativamente la sua ritenzione cerebrale. Inoltre, gli autori non rilevano livelli misurabili di DMT endogeno, nemmeno dopo l’inibizione della monoamino ossidasi.

Questi risultati rappresentano un contributo importante al dibattito sulla possibile funzione fisiologica del DMT nei mammiferi, poiché mettono in dubbio l’ipotesi di un ruolo come neurotrasmettitore ipotizzato precedentemente. Nella conclusione di Mikael Palner, docente presso la Syddansk Universitet e coautore dello studio: «Non abbiamo rilevato alcuna traccia di DMT presente naturalmente nel cervello dei ratti adulti, nemmeno quando ne abbiamo inibito la degradazione, né abbiamo osservato che il DMT somministrato fosse immagazzinato nei neuroni serotoninergici».

DMT endogeno

Tuttavia, alcune limitazioni meritano considerazione. In primo luogo, la sensibilità analitica del metodo potrebbe non essere sufficiente a rilevare concentrazioni estremamente basse o localizzate di DMT, ad esempio in microdomini sinaptici o in condizioni fisiologiche specifiche. In secondo luogo, l’assenza di DMT rilevabile nel cervello dei ratti adulti non esclude la possibilità di una produzione transitoria o condizionale, come suggerito da studi che riportano variazioni in condizioni di ipossia o durante lo sviluppo. Infine, l’uso di misure su tessuto cerebrale totale potrebbe mascherare dinamiche locali rilevabili solo con tecniche come la microdialisi in vivo.

Nel complesso, lo studio ridimensiona l’ipotesi del DMT come neurotrasmettitore endogeno, ma non ne esclude completamente un possibile ruolo neuromodulatorio a basse concentrazioni o in condizioni fisiologiche particolari.

–Giuseppe Cazzetta

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