USA: terapia psichedelica tra riforme statali e marketing diffuso

È un fatto che la scena psichedelica a stelle e strisce si sia alquanto raffreddata rispetto anche solo a due-tre anni fa e oggi si discute parecchio su quale direzione prenderà l’intero movimento nell’epoca in cui, al di là della stretta ricerca scientifica e di qualche frangia sparsa, oramai sono MAHA, Big Pharma e Silicon Valley i principali motori a tirare e stabilire le policy, la cultura e i capitali della psichedelia futura. Mentre vanno scemando anche gli eventi pubblici e l’attenzione mediatica, lo scenario rimane comunque in progress continuo e va seguito da vicino.

Ovviamente il fronte terapeutico svolge ancora un ruolo primario, e vi si agganciano possibili riforme legislative soprattutto riguardo a ibogaina e psilocibina. In Tennessee il senatore repubblicano Page Walley ha presentato un disegno di legge mirato a istituire un fondo statale sfruttando partnership pubblico-private per finanziare la ricerca sull’ibogaina. Analoga la proposta in discussione nel Maryland, con un primo stanziamento di 1,5 milioni di dollari provenienti dal Fondo statale per il risarcimento giudiziario a carico di 8 aziende farmaceutiche che negli anni scorsi hanno contribuito alla crisi (e alle morti) per oppioidi – in totale circa 720 milioni di dollari, in arrivo ai singoli Stai nel prossimo decennio. In Vermont sei parlamentari statali mirano a costituire un comitato consultivo sugli psichedelici con l’obiettivo ampliare il consorzio Americans for Ibogaine, co-fondato dall’ex governatore texano Rick Perry, che l’anno scorso si è già assicurato 50 milioni per la ricerca in Texas. Iniziative queste sulla spinta del relativo successo dei primi test clinici e puntate ad ottenere l’approvazione da parte della FDA per il trattamento terapeutico riguardo dipendenze, trauma, PTSD e altri disturbi mentali.

Intanto New Mexico e Colorado si sono uniti alla decina di Stati che hanno già predisposto le cosiddette “trigger laws”, cioè clausole per aggiornare automaticamente le norme statali qualora il governo federale dovesse riclassificare una qualche “droga proibita”. Guarda caso, gran parte di questi testi riguardano specificamente la psilocibina e sono stati redatti da Compass Pathways, l’azienda farmaceutica britannica che ha appena diffuso i primi risultati – positivi ma modesti – del secondo test della Fase 3 per l’uso della formula proprietaria di psilocibina sintetica (COMP360) nel trattamento della depressione resistente ai comuni farmaci. Invece nello Stato di Washington un disegno di legge per offrire terapia psilocibinica è sostenuto con forza dalla Coalition for Better Community Health che raggruppa numerose entità e soggetti della società civile.

Psychedelic ad
Nel frattempo gli psichedelici e i vari servizi correlati ora vengono ampiamente pubblicizzati su social media, riviste specializzate e persino sui cartelloni pubblicitari, spesso ricorrendo a slogan e battute che ben si inseriscono nella tradizione del tipico marketing farmaceutico e assistenziale. Soprattutto negli ultimi 4-5 anni molte entità hanno iniziato a produrre brochure professionali da diffondere a convegni ed eventi, siti web iper sofisticati e tecniche di marketing assai proattive che vanno dal discreto passaparola in centri di salute, studi yoga e affini fino ovviamente ai social media. Dove abbonda l’aggressiva pubblicità mirata dei nostri giorni, analoga alle tipiche inserzioni di costosi prodotti farmaceutici che da tempo circolano  su giornali, TV e online.

Si ricorre spesso a parole chiave e stereotipi specificamente diretti a esaltare le  preoccupazioni della gente, specialmente per chi ha scarsa conoscenza di queste sostanze e a fronte nella confusione del mondo odierno: traumi, PTSD, burnout, sentirsi bloccati, superare i sentimenti di impotenza  o insoddisfazione, raggiungere i propri obiettivi, riprendere possesso della propria vita, andare sempre oltre, rompere il ciclo pessimista e riscoprire la gioia. Parimenti sofisticati o ammiccanti i siti web e account social di centri amazzonici e altri retreat che offrono a prezzi salati sessioni di ayahuasca e simili, foraggiando il cosiddetto turismo sciamanico. Ciò nonostante trattasi di sostanze tuttora illegali, pur nell’attuale area grigia (vedasi i funghetti) e per certe prescrizioni off-label come per la ketamina. Anche a fronte del ridimensionamento generale menzionato sopra, si punta comunque a preparare il terreno per il grande mercato legale, che alcune stime fissano a 12 miliardi di dollari entro il 2029.

Un quadro che solleva non pochi timori etici, umani e professionali, dove un po’ tutti sgomitano per farsi spazio e dicono qualsiasi cosa pur di attirare la gente. Come chiarisce Olivia Marcus, antropologa medica coinvolta nell’Ayahuasca Treatment Outcome Project,  ricerca un centro di riabilitazione dalle dipendenze in Perù. Partendo proprio da queste sue esperienze sul campo, spiega:

È quello che ho visto nella mia esperienza in Perù tra i centri-ritiro con l’ayahuasca. Guardavo questi siti web e rimanevo inorridita da ciò che dicevano. Andavo a parlare con i proprietari e chiedevo: “Perché dite queste cose?” E loro rispondevano: “Sappiamo che è ridicolo, ma è quello che la gente si aspetta che diciamo”. Pur se forse costoro hanno buone intenzioni, sentono comunque il bisogno di assecondare quest’economia di bugie e disinformazione.

–Bernardo Parrella

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