Il 15 ottobre 1926 nasceva a Poitiers il filosofo e sociologo francese Michel Foucault (1926-1984). Per ricordarne il centenario dalla nascita, la Duke University Press ha organizzato una raccolta di libri, capitoli e articoli ad accesso libero, consultabile fino al 15 dicembre 2026. Un buon pretesto per rileggerne le opere, e per ricordare un episodio meno conosciuto della sua biografia intellettuale.
Nel maggio del 1975 Foucault è nella California meridionale, ospite della Claremont Graduate School. Simeon Wade, studioso di storia, lo accompagna insieme a Michael Stoneman in un’escursione nel Death Valley National Park. A Zabriskie Point, caratteristica area vulcanica del parco resa famosa dall’omonimo film di Michelangelo Anronioni (1970), i tre assumono LSD e trascorrono la serata nel deserto, ascoltando una serie di brani musicali. Secondo Wade, il programma comprendeva le Quattro ultime canzoni di Richard Strauss, Three Places in New England di Charles Ives, Kontakte di Karlheinz Stockhausen e alcuni brani di Chopin.
L’episodio è raccontato in Foucault in California, il libro di Wade pubblicato postumo nel 2019 a partire dai suoi appunti (edizione italiana: Foucault in California: un viaggio filofico e lisergico, Blakie, 2023). Non è tuttavia una vicenda conosciuta soltanto attraverso questa testimonianza. Ne parlano anche alcuni biografi e, secondo un ricordo riportato da Claude Mauriac, lo stesso Foucault descrisse quella serata come indimenticabile. Wade arrivò a considerarla un’esperienza decisiva per il filosofo, un’interpretazione suggestiva che non trova però sufficienti conferme nei suoi scritti.
Qualche anno dopo, in un’intervista realizzata nel 1982 e pubblicata nel 1984, Foucault sostiene che le droghe dovrebbero entrare a far parte della nostra cultura come possibili fonti di piacere da conoscere e studiare. Contesta l’alternativa puritana tra essere favorevoli o contrari alle droghe, paragonandole alla musica, che può essere buona o cattiva senza che per questo abbia senso condannarla nel suo insieme.
Una posizione che conserva la sua attualità, soprattutto oggi, quando il dibattito sugli psichedelici tende a privilegiarne le possibili applicazioni terapeutiche, rischiando di considerare legittimo soltanto l’uso medico o, all’opposto, di confondere il potenziale terapeutico con una garanzia di innocuità. Il piacere è soltanto una delle possibili finalità d’impiego delle sostanze psicoattive, che possono rispondere anche a esigenze conoscitive, spirituali, creative o relazionali. Riconoscerne le diverse possibilità non significa ignorare i rischi, né giustificare l’abuso: le sostanze hanno proprietà farmacologiche differenti e i loro effetti dipendono anche dalla persona, dalle modalità d’uso e dal contesto.
Questa apertura verso il piacere e la sperimentazione può essere letta in continuità con la riflessione di Foucault sui rapporti tra sapere, potere e normalizzazione. Da Storia della follia a Sorvegliare e punire e alla Storia della sessualità, il filosofo ha indagato i processi attraverso cui le società stabiliscono ciò che è normale, patologico, ammissibile o deviante. Anche le esperienze che modificano la percezione e la coscienza possono essere considerate da questa prospettiva, benché non costituiscano il centro della sua ricerca.
La raccolta della Duke University Press non è dedicata agli psichedelici, ma comprende contributi che affrontano temi vicini, come i limiti dell’esperienza, il corpo e il piacere. La stessa casa editrice ha pubblicato nel 2025 Psychedelic Imaginaries, un numero monografico di South Atlantic Quarterly dedicato alle culture psichedeliche, che non fa parte della raccolta celebrativa.
Resta aperta la questione più interessante: quanto quell’esperienza con LSD abbia effettivamente inciso sul lavoro successivo di Foucault e quanto, invece, sia stata caricata di significati a posteriori. La tentazione di individuare in quel pomeriggio una svolta filosofica è comprensibile, ma rischia di trasformare un episodio biografico in una spiegazione troppo semplice. Chi lo ha raccontato poteva avere interesse a farne un momento decisivo; chi lo rilegge oggi, mentre gli psichedelici tornano nella ricerca clinica e nel dibattito pubblico, potrebbe essere tentato di cercarvi un precedente illustre.
Forse il contributo più attuale di Foucault non consiste nell’aver sperimentato personalmente una sostanza, quanto piuttosto nell’averci insegnato a interrogare le categorie attraverso cui interpretiamo le esperienze umane. Anche quelle che modificano la percezione e la coscienza, e che troppo spesso vengono giudicate prima ancora di essere comprese.
Riferimenti essenziali
- Wade, S. (2019). Foucault in California, Heyday. (edizione italiana: Foucault in California: un viaggio filofico e lisergico, Blakie, 2023)
- Foucault, M. (1984). Sex, Power, and the Politics of Identity. Intervista di B. Gallagher e A. Wilson, giugno 1982. The Advocate, n. 400, 7 agosto.
- Heyes, C. J. (2020), Foucault’s Limits: Experience at the Edge, in Anaesthetics of Existence, Duke University Press.
- Khalip, J. (a cura di) (2012), Future Foucault: Afterlives of Bodies and Pleasures, South Atlantic Quarterly, 111(3).
- Psychedelic Imaginaries (2025), South Atlantic Quarterly, Duke University Press.
Per approfondire
La raccolta della Duke University Press è liberamente disponibile online fino al 15 dicembre 2026:
https://dukeupress.wordpress.com/2026/10/15/michel-foucault-centennial/
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