Il caso Zendo-BurningMan e il modello comunitario di riduzione del danno (1.a parte)

Quest’anno non ci sarà il tendone di Zendo Project nella playa di Burning Man. Dopo 14 anni di assistenza psichedelica e attività di riduzione del danno in loco, il gruppo indipendente annuncia che stavolta non potrà fornire servizi di supporto per problemi finanziari sorti dopo la sua trasformazione in organizzazione non profit nel 2023. Mentre lo scorso anno Zendo aveva ricevuto un finanziamento dallo stesso Burning Man Project, ciò non si ripeterà quest’anno e i costi operativi sono troppo elevati per essere sostenuti autonomamente. Intanto si studiano modalità per un ritorno sostenibile nel 2027 e negli anni successivi.

L’annuncio diffuso online nei giorni scorsi ha immediatamente suscitato animate discussioni, soprattutto nel forum dedicato su Reddit, dove alcuni hanno lodato Zendo come «una delle postazioni più importanti della playa» e altri hanno invece segnalato che la sua assenza probabilmente porterà all’aumento delle emergenze legate all’uso di sostanze, questione sempre cruciale in questo tipo di mega-festival iper-creativi. Al di là di specifici sviluppi futuri, la notizia offre l’occasione per riflettere su una trasformazione che riguarda  l’ecosistema culturale nel quale era nato Zendo e analoghe iniziative ed eventi internazionali, Italia inclusa, come vedremo più avanti. Partiamo da una sintesi del quadro generale.

Zendo Project prende forma a Black Rock City nel 2012 come iniziativa della Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies (MAPS). L’idea è semplice: creare uno spazio di ascolto e supporto per chiunque stia attraversando un’esperienza difficile, psichedelica o meno, attraverso volontari appositamente formati. Il principio non è quello dell’intervento clinico, ma del peer support: una comunità che sviluppa gli strumenti per prendersi cura dei propri membri, ricorrendo ai servizi sanitari o alle forze dell’ordine soltanto quando strettamente necessario. Un’impostazione si inserisce perfettamente nello spirito originario di Burning Man, nato alla fine degli anni Ottanta sulla spiaggia di Baker Beach, a San Francisco, e trasferitosi nel deserto del Nevada nel 1990.

Zendo Project

L’idea iniziale è centrata sulla comunità che sviluppa un’identità riconoscibile e quella stessa identità, diventando attraente anche per l’esterno, acquisisce progressivamente un valore economico – che negli anni è cresciuto a dismisura per l’arrivo in massa di imprenditori e professionisti high-tech della vicina Silicon Valley. Parallelamente aumentano le dimensioni dell’evento, che ormai supera le settantamila presenze e con biglietti per i tre giorni dell’edizione 2025 fissati a 550 dollari per l’accesso standard, con formule che arrivano a diverse migliaia di dollari — senza dimenticare polemiche, incidenti, emergenze di vario tipo.

Man mano l’autenticità stessa dell’evento ha acquisito (anche) un’astronomica valenza commerciale, con una gestione complessa basata su un nutrito staff a tempo pieno, un consiglio direttivo e molteplici figure burocratico-amministrative. Tuttavia negli ultimi due-tre anni una serie di concause (alluvioni, commercializzazione, minore interesse, problemi operativi, filiazioni locali, ecc.) fanno sì che Burning Man non registri il tutto esaurito (nel 2024) e dichiari un disavanzo di circa quattordici milioni di dollari.

Il contemporaneo calo dell’hype sugli psichedelici negli Stati Uniti, a partire dalla bocciatura da parte della FDA della psicoterapia coadiuvata dall’MDMA nell’agosto 2024 e l’immediato ridimensionamento di MAPS con successive rilanci commerciali, spinge Zendo a ripensare il suo approccio generale. Nel 2024 continua a operare nella playa riducendo però il servizio diretto e concentrandosi maggiormente sulla formazione. Nel 2025 ritorna con un modello diverso, collaborando con i Black Rock Rangers attraverso il progetto Haven Harm Reduction: non gestisce più direttamente gli spazi di supporto, ma contribuisce alla formazione dei volontari presenti nell’evento.

Più che il risultato di una scelta ideologica contro la riduzione del danno, questa evoluzione sembra riflettere un cambiamento delle priorità economiche e organizzative. In un contesto dove una parte crescente dei partecipanti può contare su servizi privati, un’infrastruttura comunitaria gratuita rischia di apparire meno centrale nelle decisioni di bilancio. Non viene rifiutata né contestata: semplicemente perde progressivamente la posizione che aveva occupato negli anni precedenti. Ovvio che in questo contesto lo stesso modello comunitario di riduzione del danno fatica progressivamente a mantenere la centralità che aveva avuto nelle fasi precedenti.

[fine prima parte, seguirà la seconda tra pochi giorni].

 

 

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