Il “mistero” del lactucarium delirogeno

Il lactucarium, ovvero il lattice essiccato ottenuto da piante del genere Lactuca, tra cui come L. virosa o L. serriola (lattuga selvatica), è un prodotto erbaceo piuttosto controverso. Sebbene gli effetti puramente sedativi siano notoriamente molto blandi, alle volte del tutto inconsistenti, non manca chi sostiene invece che abbia effetti assai marcati e possa, addirittura, indurre sintomi delirogeni.

IOSCIAMINA NELLA LATTUGA?

Nel 1892 T. S. Dymond notò che un estratto di lattuga comune preparato a Hitchin, nel Regno Unito, era in grado di provocare una potente azione midriatica, con caratteristiche organolettiche simili a quelle a base di belladonna. Rilevò nel preparato un alcaloide responsabile degli effetti sulla pupilla. Tuttavia testandone 5 grani (circa 330 mg) osservò soltanto una leggera sedazione, incompatibile con gli effetti potenti della iosciamina o di altri simili alcaloidi tropanici.

Per escludere la possibile contaminazione del materiale con belladonna o altre Solanaceae anticolinergiche, testò altri estratti. Tre provenivano da Market Deeping, cittadina nel sud-est dell’Inghilterra: il primo a base di lattuga comune, il secondo di lattuga romana e il terzo di Lactuca virosa. Il quarto, proveniente da una specie di lattuga selvatica non specificata era stato acquistato da un rivenditore commerciale.

Gli estratti di Lactuca sativa avevano un odore particolare simile alla piridina, assente in quella selvatica. In tutti i campioni identificò l’alcaloide midriatico, le quantità minori si riscontravano nella lattuga romana. Lo rilevò anche in un estratto alcolico a base di parte aerea fiorita essiccata di lattuga selvatica e nella lattuga comune fresca.

Dopo aver purificato l’alcaloide in forma di cristallo, ne notò la somiglianza con la iosciamina per  aspetto e caratteristiche, pur presentando un punto di fusione leggermente più basso (104,1 contro 108,5 C°) – secondo il ricercatore dovuto a impurità atropiniche. Aggiunse che la lattuga per fare insalate e usi alimentare viene raccolta durante lo stadio vegetativo quando l’alcaloide è presente solo in tracce, mettendo però in guardia da un consumo eccessivo, potenzialmente perfino fatale.

Nel corso degli anni T. S. Dymond aveva esaminato diversi campioni di lactucarium di provenienza  inglese e tedesca senza mai notare la minima attività midriatica o alcaloidi, ritenendone pressoché nullo il valore narcotico, un mito basato semplicemente sull’aroma in comune con l’oppio. Gli effetti sedativi della pianta, quando presenti, sarebbero dovuti soltanto alla iosciamina assente nel lactucarium [1].

Questa sua teoria che avrebbe identificato la lattuga selvatica come semplice anticolinergico è stata largamente screditata alla luce delle recenti scoperte sulla farmacologia di lactucina e lactucopicrina. Già nel 1833 Hirschfeld aveva osservato sugli animali che il principio narcotico fosse volatile e lo raccomandava nel trattamento di convulsioni, tosse e spasmi [2].

Da osservazioni personali posso aggiungere che è anche altamente fotolabile, inoltre il lattucario tende a seccare e a perdere potenza progressivamente anche ben conservato. È probabile che sia per questo che l’effetto sedativo così evidente per alcuni autori è inavvertito da altri. Inoltre, se davvero l’alcaloide fosse presente nella pianta non c’è modo che possa “scomparire” dal lactucarium, al contrario dovrebbe evidentemente concentrarsi. Tuttavia tutte le analisi affidabili effettuate sul prodotto non hanno mai rilevato iosciamina o altri tropanici [3].

Lattuga selvatica (Lactuca serriola)

 

CONTROVERSIA MIDRIATICA

In seguito Braithwaite e Stevenson estrassero 1 kg. di Lactuca virosa fresca tramite etere ed ottennero circa 1g di estratto che però risultò inattivo [4]. Stranamente Farr e Wright ottennero 0,6 g di estratto alcaloidale da 1kg dello stesso materiale che indusse un marcato effetto midriatico in 4 soggetti. Wright ripetè l’esperimento con la Lactuca muralis rivelando solo piccole tracce nella radice (0.015%) e ancor più piccole nelle foglie (0.006%) [5]. Gli unici dati sperimentali a supporto dell’ipotesi midriatica non appaiono definitivi e gli stessi autori, per via delle quantità minute di alcaloidi rilevate, non esclusero eventuali contaminazioni.

Più solida è invece la letteratura contraria: già nel 1863 Gerber aveva testato il lactucarium esternamente su dei conigli riportando l’assenza di midriasi [6]. Per chiarire definitivamente la questione, nel 1933 Munch testò 4 campioni diversi di lactucarium e 3 di lattuga commerciale senza trovare traccia di effetti midriatici [7].

Giorgio Samorini dà per scontata l’attività midriatica della lattuga selvatica opposta alla miotica dell’oppio, riportando scritti storici di Eliano, Plinio e Mattioli in cui viene fatta menzione delle proprietà del lattice nel trattamento dei disturbi della vista; oltre a Dioscoride che metteva in guardia da un consumo eccessivo di insalata pericoloso per la vista [8]. Si riporta inoltre una concentrazione di iosciamina dell’0,2%, probabilmente una svista o un errore di battitura. In base alla pubblicazione di Dymond, infatti, la concentrazione di iosciamina sarebbe sotto lo 0,001% nella lattuga comune fresca fiorita e 0,02% nel relativo estratto.

CASI DI AVVELENAMENTO

Dei casi di avvelenamento documentati in Iran sembrano suggerire che la lattuga selvatica possa avere una certa tossicità anticolinergica e richiedere l’ospedalizzazione del consumatore. Tuttavia nella relativa pubblicazione non si fa menzione di dosaggi, modalità, storia clinica, ed altre informazioni essenziali; si nomina specificatamente Lactuca virosa, ma non credo proprio che la specie sia stata correttamente identificata dagli intossicati o dai soccorritori.

I ricercatori ipotizzano che la tossicità sia dovuta al periodo di raccolta sbagliato, ad esempio nel mese di maggio, prima del suo periodo balsamico in estate inoltrata [9]. Questa interpretazione non ha senso, dato che i principi attivi della pianta sono estremamente ridotti prima della fioritura; in questa fase, quando la pianta è ancora tenera, risulta verosimilmente meno rischiosa rispetto allo stadio avanzato.

Inoltre soggetti coinvolti hanno mangiato direttamente il fogliame fresco di piante immature, un metodo che renderebbe altamente improbabile l’assorbimento di quantità farmacologicamente efficaci a scopo narcotico (date le ridotte quantità di lattice e, se davvero ce ne fosse, di iosciamina).

Un caso particolare è rappresentato dai 3 eroinomani che si sono iniettati un decotto di foglie di lattuga selvatica in polvere, identificate alla buona come L. virosa. I sintomi osservati, tra cui dolore, leucocitosi e febbre, suggeriscono maggiormente una risposta immunitaria di tipo non istaminico, verosimilmente simil-batterica, piuttosto che un effetto farmacologico diretto dei principi attivi della pianta. A ciò si aggiungono la preparazione grossolana del decotto e le presumibili scarse condizioni igieniche dell’iniezione [10].

Bisogna considerare che la lattuga selvatica viene ampiamente consumata da diverse popolazioni e, a parte questi pochi casi mal documentati e particolari, non risulta nessun evidenza concreta di effetti tossici. Anche in vari forum online dediti a foraging, medicina naturale o psiconautica, il lactucarium e gli estratti di Lactuca sembrano vantare una certa fama come sedativi estremamente blandi e perlopiù inefficaci, utile più che altro a potenziare altri oppioidi o come antinfiammatorio.

ANTICOLINERGICO O ANTIDOTO?

Sull’attività midriatica resta ancora il dubbio, ma non sono mai stati documentati sintomi anticolinergici a nessun dosaggio e con nessuna parte della pianta, al di là dei controversi casi studio precedentemente menzionati.
D’altronde da studi fitochimici si è visto che lactucopicrina e 8-deossilactucina inibiscono l’enzima acetilcolinesterasi in maniera dose-dipendente con valori IC50 rispettivamente di 150.3 μM e 308.1 μM, suggerendo un possibile effetto antagonista nei confronti dell’intossicazione l’intossicazione da Datura o altri agenti anticolinergici [11].

Inoltre, la lattucina è un agonista non selettivo dei recettori A1 e A2A dell’adenosina, agisce con effetti funzionalmente opposti a quelli della caffeina. Contrasta la tachicardia e dilata le arterie coronariche limitando potenzialmente la compromissione cardiovascolare indotta da un anticolinergico [12].

MECCANISMO DEPRESSIVO

In una ricerca estratti di lactucarium non hanno mostrato affinità per i recettori oppioidi, ma piuttosto per l’enzima encefalinasi (NEP), responsabile della degradazione di diversi peptidi, tra cui le encefaline, composti endogeni dotati di attività oppioide [13]. Da un altro studio è emerso che tali estratti possono legarsi al sito benzodiazepinico del recettore GABA-A, promuovendo il sonno nei modelli animali [14].

Non serve evocare scopolamina o altri presunti fitocostituenti “segreti” mai identificati: lattucina e lattucopicrina spiegano sedazione lieve, analgesia e prolungamento del sonno. L’effetto, combinato con l’agonismo recettoriale adenosinico precedentemente menzionato, è sufficiente a spiegare tutto.

POTENZA DEL LACTUCARIUM

Samorini parla di un lattucario “almeno 180 volte più potente” degli estratti senza fornire alcun dato farmacologico, né criteri di confronto. Un numero così preciso, in assenza di standardizzazione e misure dose-risposta, è privo di significato.

Gli estratti ottenuti per via acquosa o con solventi non sono una categoria definita: il loro fitocomplesso varia enormemente per specie, parte della pianta, condizioni di crescita e metodo estrattivo. In alcuni casi possono plausibilmente eguagliare o superare il lattucario in termini di frazione attiva.

Quest’ultimo, dal canto suo, non è una sostanza “potente” ma un essudato eterogeneo composto in larga parte da gomme, cere e resine prive di attività psicotropa. La quota di lattoni sesquiterpenici bioattivi è limitata e associata a effetti al più blandi. Non a caso già nell’Ottocento venivano riportati campioni completamente inattivi [15].

Se si volesse davvero parlare di “potenza”, il primo passo sarebbe isolare e quantificare i principi attivi. Senza questo, confronti numerici restano affermazioni arbitrarie, non dati.

UN NARCOTICO EGIZIANO?

Lactuca serriola era nota e diffusa nell’antico Egitto: compare in testi, raffigurazioni e reperti archeologici, segno che la pianta era utilizzata regolarmente, ma sempre in contesti alimentari o terapeutici. Le antiche popolazioni la consumavano come verdura o la impiegavano in preparazioni medicinali per lievi disturbi digestivi, tosse, spasmi muscolari o irritazioni minori [16].

Non ci sono prove né testi medici né indicazioni archeologiche che ne confermino l’uso narcotico o stupefacente. Le raffigurazioni della pianta associate al dio Min, spesso citate per alimentare il mito del lactucarium “stupefacente”, non hanno valore come identificazione botanica né come prova di effetti farmacologici. Sono simboli culturali, legati a fertilità, rigenerazione o prosperità, non a narcosi o delirio. E soprattutto, la farmacologia reale della pianta smonta qualsiasi fantasia narcotica: lattucina, lattucopicrina e 8-deossilattucina producono solo sedazione lieve e analgesia minima.

CONCLUSIONI

Alla luce dei dati sperimentali, farmacologici ed epidemiologici esaminati, la narrativa sul lactucarium come narcotico, delirogeno o anticolinergico “misterioso” non regge. Tutto ciò che circola è frutto di pubblicazioni obsolete, interpretazioni errate, trascrizioni sbagliate e miti sensazionalistici. L’unico “mistero” è quanto alcune persone siano disposte a spingere o abbracciare dati inconsistenti, ignorando invece le evidenze più solide, pur di esaltare le proprie ipotesi.

 

FONTI

[1] Dymond, T. S. “VI.—Contributions from the Research Laboratory of the Pharmaceutical Society of Great Britain. The existence of hyoscyamine in lettuce.” Journal of the Chemical Society, Transactions 61 (1892): 90-94.

[2] Hirschfeld, Heinrich. De lactuca virosa et scariola: dissertatio inauguralis medica. 1833.

[3]Pharmaceutical Society of Great Britain. British pharmaceutical codex. Pharmaceutical Press, 1911.

[4] Braithwaite, J. C., and H. E. Stevenson. “The Non-Existence of Mydriatic Alkaloid in Lactuca virosa.” PJ 71 (1903): 148.

[5] R. Wright, “Occurrence and Distribution of Mydriatic Alkaloids in Lactucu muralis,” P. J. (1905):548.

[6] Gerber, Theodor August. Quo modo lactucarium musculos iridis afficiat: dissertatio inauguralis physiologica. Diss. Schade, 1863.

[7] Munch, James C., Harry J. Pratt, and George E. Byers. “Lactucaria. I. The mydriatic activity of lactucaria by the Munch method.” Journal of the American Pharmaceutical Association 22.10 (1933): 943-947.

[8] Samorini, G. “Lattuga e lattucario. Storia di equivoci ed enigmi insoluti.” Erboristeria Domani 299 (2006): 49-55.

[9] Besharat, Sima, Mahsa Besharat, and Ali Jabbari. “Wild lettuce (Lactuca virosa) toxicity.” BMJ Case Reports CP 2009 (2009): bcr0620080134.

[10] Mullins, Michael E., and B. Zane Horowitz. “The case of the salad shooters: intravenous injection of wild lettuce extract.” Veterinary and human toxicology 40.5 (1998): 290-291.

[11] Rollinger, J. M., et al. “Application of the in combo screening approach for the discovery of non- alkaloid acetylcholinesterase inhibitors from Cichorium intybus.” Current drug discovery technologies 2.3 (2005): 185-193.

[12] Qasem, Jamal R. “Prospects of wild medicinal and industrial plants of saline habitats in the Jordan valley.” Pak J Bot 47.2 (2015): 551-570.

[3] Funke, I., et al. “Lactuca virosa L. and Lactucarium. A molecular-pharmacological study of analgesic potency.” (2002): 40-45.

[14] Kim, Hyo-Won, et al. “Effectiveness of the sleep enhancement by green romaine lettuce (Lactuca sativa) in a rodent model.” Biological and Pharmaceutical Bulletin 42.10 (2019): 1726- 1732.

[15] Malenfant, Léon. “Osservazioni pratiche sull’estratto dei gambi di lattuga o tridace”. Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 23 (1861): 202-7.

[16] Lebeda, Aleš, et al. “Egypt as one of the centers of lettuce domestication: morphological and genetic evidence.” Euphytica 218.1 (2022): 10.

Giuseppe Cazzetta

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