Ipotesi sull’uso di sostanze psicoattive nell’antichità, dai Misteri Eleusini al Quarto Libro di Ezra

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È ormai nota la cosiddetta “ipotesi eleusina”: la possibilità che la Claviceps purpurea, fungo che infetta i cereali e produce alcaloidi dell’ergot, fosse l’agente psicotropo contenuto nel kykeon, l’elisir sacro usato nel culto greco di Eleusi (circa dal 1550 a.C. al 390 d.C.). Centrati sul mito del rapimento di Persefone, strappata alla madre Demetra da parte del re degli inferi Ade, sembra che il cerimoniale offrisse agli iniziati una visione dell’aldilà così potente da cambiare il modo in cui vedevano il mondo e il proprio ruolo al suo interno. Sebbene alcuni reperti archeologici sembrino appoggiare tale ipotesi psicotropa, rimangono scarsi i dati sperimentali e manca qualsiasi conferma definitiva.

Al riguardo va segnalata la 25esima edizione della Periegesi annuale, la camminata collettiva in loco – con un incontro aperto a tutti in programma dal 2 al 7 settembre, coordinato da Riccardo Zerbetto. Un evento unico per ricordare e rivivere la cerimonia in cui, per oltre mille anni, gli iniziati ai Grandi Misteri Eleusini percorrevano i 21 km della Via Sacra, ancora oggi la Jera odòs, che collega Atene, con partenza dall’altare dei 12 dèi, al santuario di Eleusi dove celebrare il mito di Demetra.

Contesto questo in cui rientra anche il possibile riferimento a piante psicoattive in un testo apocalittico giudaico: lo pseudoepigrafico Quarto Libro di Ezra. Si tratta di un testo appartenente alla letteratura apocalittica giudaica, costituita per lo più da testi composti tra il III secolo a.C. e il II secolo d.C. Il libro fu probabilmente scritto nell’ambiente palestinese o babilonese dopo il 70 d.C. e prima della fine del II secolo d.C., quando compare la sua prima indubbia menzione da parte di Clemente di Alessandria (ca. 150-ca. 215 d.C.), in Stromateis.

Il testo si sviluppa intorno a sette diverse visioni avute da Ezra, personaggio attivo a Babilonia. In alcuni passi sono descritti determinati mezzi di induzione di stati estatici, quali il digiuno, il lamento, la preghiera e la possibile ingestione di piante o bevande psicoattive. Nel presente articolo, ci soffermeremo sull’episodio che coinvolge l’ingestione di fiori e di una pianta con presunte proprietà psicoattive, citata nei passaggi Ezra 9:23-29 ed Ezra 12:51.

In Ezra 9: 23-29, Ezra dialoga con Dio e si pone domande sul destino del malvagio rispetto a quello del giusto. Dio, per spiegargli meglio perché molti periranno mentre Egli si preoccupa solo del destino dei giusti, gli ordina di andare in un campo:

Ma se lascerai passare più di sette giorni – tuttavia, non digiunare durante essi; ma va in un campo di fiori dove non è stata costruita alcuna casa, e mangia solo i fiori del campo, e non assaggiare carne e non bere vino, ma mangia solo fiori, e prega di continuo l’Altissimo – allora Io arriverò e ti parlerò.

Ezra si reca in un campo chiamato Ardat, e lì mangia non solo fiori ma anche piante, provando un senso di soddisfazione. Dopo sette giorni, Ezra giace nel campo e pone domande a Dio sulla Sua giustizia. Ezra ha quindi la visione della donna piangente, che si rivelerà essere la Gerusalemme Celeste. In Ezra 12:51, Ezra conforta la gente per la sua assenza prolungata, a causa di una delle sue visioni:

Così la gente andò in città, come dissi loro di fare. Ma sedetti nel campo per sette giorni, come l’angelo mi aveva ordinato; e mangiai solo i fiori del campo, e durante quei giorni il mio cibo erano le piante.

Ezra mangia i fiori e le piante, ma non prega così come ordinatogli. La preghiera non avrebbe potuto essere causa della visione di Ezra, in quanto segue l’ordine di mangiare i fiori. Anche se la preghiera continua era considerata un mezzo per indurre stati estatici, come risulta da diversi passi biblici, in questo caso essa sembra avere solo un ruolo convenzionale. Tra i manoscritti del Quarto Libro di Ezra, il riferimento ai fiori è presente solo nelle versioni latina, siriana e armena.

Tra il cibarsi dei fiori e delle piante e la successiva visione non esiste una stretta relazione di causa-effetto. Si menziona solo che Ezra fu nutrito, il che potrebbe anche essere inteso come metafora di un adempimento spirituale. Inoltre, i passi potrebbero riferirsi a una dieta vegetariana. Ipotizziamo, in ogni caso, che la visione sia conseguenza dell’ingestione dei fiori e delle piante e che quindi sia coinvolta una specie psicoattiva.

Considerando che il testo parla di un campo, è verosimile che i fiori e le piante di cui Ezra fa uso vi crescano in abbondanza allo stato selvatico. Il riferimento specifico ai fiori potrebbe rimandare alla canapa (Cannabis sp.). Le cime fiorifere della pianta femmina producono una resina usata a scopo psicoattivo. Il fiore potrebbe anche essere inteso come la parte migliore, l’essenza, il prodotto di una pianta, nello specifico una sua secrezione. In questo caso, potrebbe trattarsi dell’oppio, il lattice dalla capsula del papavero sonnifero (Papaver somniferum). I “fiori” possono anche ricordare gli sclerozi dell’ergot (Claviceps purpurea), fungo parassita infestante le graminacee selvatiche e coltivate.

Quarto Libro di Ezra

Ciò rimanda proprio ai Misteri Eleusini, le cui celebrazioni culminavano nell’atto dello ierofante che, in silenzio, mostrava ai partecipanti una spiga mietuta. In particolare, si tratta di una “spiga fiorente mietuta”, come scrive Ippolito (III secolo d.C.), nel Refutatio omnium haeresium. Il termine “fiorente” potrebbe indicare la presenza di sclerozi dell’ergot, che apparirebbero come i “fiori” della spiga. Il fiore potrebbe anche rappresentare la pianta intera a cui appartiene, con riferimento specifico alle sole parti utilizzate a scopo psicoattivo. D’altra parte, Ezra mangia sia i fiori che le piante, per cui in questo caso si potrebbe supporre che egli si cibi di fiori generici di una pianta non psicoattiva e poi della pianta psicoattiva, oppure sia dei fiori che di una pianta psicoattiva. Nel secondo caso, potrebbe trattarsi della canapa. Infatti, per il papavero sonnifero e le piante che ospitano l’ergot, il componente psicoattivo sarebbe il solo lattice e i soli sclerozi, rispettivamente.

Le pratiche estatiche citate nel Quarto Libro di Ezra non sono presenti in altre Apocalissi. Esse rimanderebbero a testi persiani, tra cui citiamo il Jāmāsp Namag, il Wizirkard i Denig e il Zardush Nameh. Nel Jāmāsp Namag, Jāmāsp riceve da Zoroastro, tramite un fiore, il dono della conoscenza, il che è lo stesso tema del Wizirkard i Denig. In quest’ultimo, è scritto:

[…] egli [Zoroastro] diede il fiore a Jāmāsp, il migliore degli uomini ed egli fu istruito, per mezzo di visioni, su tutti gli avvenimenti presenti, passati e futuri[…].

Nel Zardush Nameh, Jāmāsp acquista il suo dono dopo avere odorato un fiore consacrato da Zoroastro durante una cerimonia:

Egli [Zoroastro] diede a Jāmāsp un po’ del profumo consacrato, e tutte le scienze gli divennero comprensibili. Egli conosceva tutte le cose che succedono e che sarebbero successe fino a giorno della resurrezione.

Come datazione, i testi citati sono tutti posteriori al Quarto Libro di Ezra, il che escluderebbe un’influenza dei primi sul secondo, ma il tema trattato potrebbe essere di origine più antica, precedente alla datazione attribuita al Quarto Libro di Ezra. Una datazione più precisa di quest’ultimo potrebbe chiarire se una certa produzione letteraria persiana abbia realmente influenzato il contenuto della letteratura apocalittica giudaica.

Bibliografia

  • Boyce M., 1984, Textual Sources for the Study of Zoroastrianism, Manchester University Press, Manchester
  • Hultgård A., 1982, “Ecstasy and Vision”, in: Holm N. (Ed.), 1982 Religious Ecstasy. Based on papers read at the Symposium on Religious Ecstasy held at Åbo, Finland, on the 26th 28th of August 1981, Almqvist and Wiskell, Stockholm
  • Lambert W.G., 1978, The Background of Jewish Apocalyptic, The Athlone Press, University of London, London
  • Rätsch C., 1998, Enzyklopädie der psychoaktiven Pflanzen, AT Verlag, Aarau
  • Russell D.S., 1964, The Method and Message of Jewish Apocalyptic, The Westminster Press, Philadelphia
  • Samorini G., 2000, “Un contributo alla discussione dell’etnobotanica dei Misteri Eleusini”, Piante e composti psicoattivi, 4 (n.s.): 3-53
  • Stone M.E., 1990, Fourth Ezra: a Commentary on the Book of Fourth Ezra, Fortress Press, Minneapolis.

 

 

 

 

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