Dal 15 al 17 aprile si terrà online (via Zoom) il primo dei tre convegni internazionali che danno vita al Mind-at-Large Project, organizzato dal Center for Process Studies in collaborazione con il California Institute of Integral Studies, l’Università di Exeter, il Pari Center e l’American College of Greece.
Il titolo riprende il concetto con cui Aldous Huxley (1894–1963) descriveva, specificamente in The Doors of Perception (1954), la mente come una finestra su una realtà universale, attingendo alla metafisica di Henri Bergson e alla sua idea di “valvola riduttrice”: il cervello non produce la coscienza, ma la filtra per garantirci la sopravvivenza. Questa prospettiva, che vede l’essere umano immerso in un campo di coscienza più vasto, crea un ponte diretto con la visione di Pier Luigi Lattuada — approfondita in un recente intervento qui su MindMedia — la cui Biotransenergetica invita a superare il riduzionismo per riscoprire l’unità tra individuo e cosmo e riaffermarne la necessaria complessità.
Uno dei fili conduttori del progetto Mind-at-Large è il cosiddetto “hard problem of consciousness” delineato in primis dal filosofo australiano David Chalmers e posto al centro del dibattito con crescente rigore dalla filosofia, dalle scienze cognitive e finanche dagli ultimi sviluppi all’AI: la coscienza è un sottoprodotto evolutivo del cervello, oppure qualcosa di più fondamentale — diffuso, pervasivo, irriducibile alla sola architettura neuronale? Perché certi processi fisici producono esperienza soggettiva e perché c’è qualcosa che “si prova” a vedere il rosso, ad avere paura, a sentire un odore? Nessuna descrizione di neuroni che si attivano sembra toccare questa domanda. È da questa lacuna che il panpsichismo — la posizione teorica secondo cui forme elementari di esperienza sono presenti a ogni livello della realtà fisica — ha ritrovato cittadinanza accademica dopo decenni di marginalizzazione, anche se neuroscienziati come Anil Seth sostengono il panpsichismo “non spiega nulla e non produce ipotesi verificabili”.

Tra i promotori della conferenza, e relatore inaugurale con un intervento intitolato “Mind at Large: Etymology and Cosmology”, figura Peter Sjöstedt-Hughes, filosofo della mente all’Università di Exeter e autore di numerosi interventi su questi tema, già ospite degli Stati Generali della Psichedelia in Italia organizzati nel 2019-2022 dalla rete PsyCoRe. Il suo lavoro rappresenta l’esempio più coerente di come si possa affrontare il rapporto tra stati di coscienza non ordinari e metafisica senza scivolare nel riduzionismo, senza tralasciare fra gli altri la posizione del filosofo-matematico inglese Alfred Whitehead (1861-1947) – la realtà non è fatta di sostanze inerti ma di eventi e processi, e ogni evento ha una dimensione esperienziale irriducibile.
Lo stesso Sjöstedt-Hughes sintetizza così gli obiettivi del progetto triennale: «Prendiamo in esame varie teorie sulla coscienza, soprattutto quelle che non la considerano come condizionata esclusivamente dall’attività cerebrale – questo è il filo conduttore. Affrontiamo anche le teorie della mente estesa (cognizione 4E in generale), panpsichismo, panteismo, coscienza AI/computer, senzienza vegetale, stati alterati, ecc. E infine anche la questione della coscienza dell’IA, che sta mettendo in dubbio la necessità o meno del cervello per produrre la coscienza stessa».
Alcune delle voci assai diversificate dell’evento includono Iain McGilchrist (la prospettiva neuropsichiatrica sulla natura relazionale dell’esperienza, spiegando come il modo in cui approcciamo il mondo ne determini la struttura stessa), Freya Mathews (al confine tra ecologia e panpsichismo: se l’esperienza attraversa il vivente, le implicazioni etiche verso l’ambiente diventano radicali), Edward Kelly (la ricerca empirica su stati di coscienza anomali affrontati con rigore psicofisico). Non mancano i contributi “provocatori” come quello di due biologi molecolari, Sam van Beljouw e Simon van der Els, che esplorano la “interiorità” di virus e trasposoni. La posta in gioco non è solo accademica. Se la coscienza non è un’eccezione biologica emersa per caso, ma qualcosa di intrecciato con la struttura stessa della realtà, cambiano (in continuazione) le nostre risposte sull’intelligenza artificiale, sull’etica e sul significato del vivere.
L’imminente e primo evento della serie, A New Dawn, si concentra sulle fondamenta di questo articolato scenario; il secondo, The Cosmic Awakening, allargherà l’indagine alla scala cellulare ed ecosistemica; quello conclusivo, The Soul of the World Reborn, convergerà su stati psichedelici e sulle esperienze ai limiti della morte. Le sessioni online sono aperte a utenti di tutto il mondo (via Zoom) – previo iscrizione (costo: 95 euro).
