Simposio internazionale sulle NDE

È in corso in questi giorni (8-11 aprile) a Porto, in Portogallo, la 15.a edizione del Simposio biennale Behind and Beyond the Brain organizzato dalla Fondazione Bial e dedicato stavolta alle “esperienze di fine vita”.

Le esperienze premorte (NDE, Near Death Experiences) lasciano un segno profondo su chi le ha vissute e sollevano molte domande: dovremmo pensare alla morte come a un istante o come a un processo? Come possiamo – o come dovremmo – prepararci alla morte? Cosa sappiamo dei processi biologici che portano e che avvengono durante la morte? Come affrontano la morte le diverse culture? E la nostra esperienza della morte dovrebbe cambiare il modo in cui pensiamo alla realtà? Domande queste che, nonostante il carattere universale della morte, finora sono rimaste in gran parte al di fuori dell’ambito dell’indagine scientifica – un’omissione che l’evento prova a colmare, coinvolgendo neuroscienziati, psicologi e filosofi in un dialogo interdisciplinare di ampia portata.

L’evento si è aperto con una relazione del neuroscienziato statunitense Christof Koch, il quale ha sottolineato l’importanza delle esperienze pre-morte per mettere in discussione il fisicalismo – la prospettiva secondo cui la coscienza può essere completamente ridotta a particelle materiali e alle loro interazioni. Essendo uno dei principali protagonisti del dibattito scientifico sulla coscienza, Koch difende così l’idealismo e il panpsichismo, descrivendoli come compatibili con il naturalismo e il metodo scientifico.

Behind and Beyond the Brain

 

I numerosi interventi affrontano una varietà di tematiche interconnesse, tra cui: i molteplici processi che hanno luogo all’avvicinarsi della morte, l’origine evolutiva delle esperienze di pre-morte, il fenomeno della lucidità terminale e gli stati alterati del fine vita, la prospettiva neuroscientifica sulle NDE, gli intriganti resoconti dei ricordi di vite passate da parte dei bambini, l’approccio etnografico e antropologico alla percezione e all’esperienza della morte nelle diverse culture, le interpretazioni sciamaniche e psicologiche delle esperienze di pre-morte riferite da chi ha preso parte a rituali con l’ayahuasca.

Oltre a una serie di workshop, la tre giorni si chiude con una tavola rotonda con la partecipazione di Etzel Cardeña (responsabile del Journal of Parapsychology, Università Lund), Janice Holden (autrice del volume The Handbook of Near-Death Experiences: Thirty Years of Investigation), Christof Koch, Charlotte Martial (Coma Science Group, Università di Liegi) e Marieta Pehlivanova (Scienze neurocomportamentali, Università della Virginia) – con l’obiettivo di offrire ulteriori riflessioni su quanto emerso e dare spazio allo scambio con il pubblico in sala.

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