La scorsa settimana Resilient Pharmaceuticals — l’azienda biotech che ha raccolto l’eredità di Lykos Therapeutics, a sua volta reincarnazione imprenditoriale di MAPS Public Benefit Corporation — ha presentato nuovamente alla FDA (Food & Drug Administration) statunitense la domanda di approvazione della psicoterapia coadiuvata dall’MDMA per il disturbo da stress post-traumatico (PTSD).
Pur se i test clinici completati da MAPS nel 2022 e l’entusiasmo generale facevano supporre un esito positivo, due anni fa la FDA aveva respinto la prima richiesta. Ciò fu anche dovuto a una serie di critiche emerse nella stessa comunità scientifica e tra gli attivisti psichedelici, in particolare la non-profit Psymposia, che andavano da lacune procedurali ad accuse di abusi sessuali nel corso dei trial clinici.
La bocciatura della FDA è stata poi dettagliata nella cosiddetta CRL, Complete Response Letter, in cui altresì si raccomandavano ulteriori studi e migliorie rispetto alla durata della risposta alla terapia coadiuvata da MDMA, alla caratterizzazione della sicurezza e degli eventi avversi, alla mitigazione dei “bias” procedurali.
Pur se l’agenzia suggeriva di procedere a un nuovo trial di fase 3 capace di affrontare tali criticità irrisolte, Resilient ha scelto invece di allegare soltanto un nuovo dossier contenente elementi aggiuntivi già disponibili. Si tratta di piccolo studio condotto nell’ambito del Department of Veteran Affairs (VA), il sistema sanitario federale per i reduci di guerra, statunitensi, comprendente un follow-up a lungo termine che potrebbe contribuire a rispondere alla questione della durata degli effetti. Vi si aggiunge una serie dati prodotto da soggetti esterni e un audit dei precedenti studi di fase 3, cioè una nuova verifica sistematica del materiale già raccolto. Oltre a un elemento effettivamente nuovo: uno studio di fase 1 su 32 volontari sani, dedicato principalmente alla sicurezza della procedura, in coerenza con alcune delle richieste formulate dalla FDA.
Va notato che in questi due anni negli Stati Uniti è in parte cambiato il contesto regolatorio. Nelle linee-guida sugli psichedelici diffuse a luglio (con audizioni e commenti pubblici in corso) la FDA specifica in dettaglio la progettazione degli studi, le norme di sicurezza, la difficoltà del sistema a doppio cieco e il follow-up successivo. Ma soprattutto è mutato il quadro politico. Ad aprile, Trump ha firmato un ordine esecutivo per avviare una “corsia preferenziale” dedita alla ricerca sugli psichedelici terapeutici innescando le prime domande formali per l’approvazione di queste “nuove medicine”. E un mese fa, la FDA e il VA hanno sottoscritto un MOU (Memorandum of Understanding) che permette lo scambio di informazioni e dati clinici tra le due entità.
Intanto MAPS — la Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies che per decenni ha promosso e finanziato lo sviluppo clinico dell’MDMA ma che non riveste alcun ruolo nell’operatività di Resilient Pharmaceuticals — ha precisato la propria posizione con un comunicato del suo fondatore, Rick Doblin. Specificando che già nella domanda del 2024 «i dati positivi e gli esiti clinici erano stati riportati con precisione, pur mancando specificità sugli eventi avversi». Betty Aldworth, attuale co-direttrice di MAPS, ha aggiunto: «La nuova guida della FDA riflette gli approcci sviluppati da MAPS con la FDA dopo decenni di collaborazione scientifica. Il sistema di valutazione e regolamentazione dei farmaci non è stato progettato per valutare farmaci somministrati come parte della psicoterapia, e ora vale la pena farlo correttamente».
Da notare infine che, pur se la stessa Resilient ha scelto di mantenere un basso profilo pubblico, il caso MDMA si inserisce in questa prima, affollata fase della (potenziale) corsa regolatoria agli psichedelici negli Stati Uniti. Compass Pathways e Usona Institute puntano a formalizzare la richiesta di psilocibina terapeutica per la depressione grave entro fine anno, mentre Definium Therapeutics prevede di fare lo stesso per l’LSD nel disturbo d’ansia generalizzato nella prima metà del 2027. Evitando i notevoli costi e i tempi lunghi di un nuovo e più ampio trial di fase 3, la nuova documentazione “leggera” sull’MDMA potrebbe trarre vantaggio dal trend in atto e stavolta risultare sufficiente per ottenere il nulla-osta formale delle autorità sanitarie. A meno che…
